Marina Sforza

Marina Sforza, architetto (1984, Corato). Si laurea alla Sapienza di Roma in “Tecniche dell’Architettura e delle Costruzioni” e in “Progettazione Architettonica e Urbana” discutendo, in entrambi i casi, due tesi progettuali sperimentali rivolte alla rigenerazione urbana e architettonica di edifici ed aree dismesse della capitale come l’ex Vasca Navale del quartiere Ostiense e le ex caserme SMEP del quartiere Flaminio. La sua formazione personale e professionale si sviluppa tra lo studio teorico dell’architettura e la progettazione, fino alla realizzazione di piccoli oggetti di arredo e di architetture effimere-dispositivi urbani. Particolare interesse ripone per la ricerca compositiva ed archetipica dell’architettura e per la relazione stretta di questi aspetti con la componente di indagine dello spazio urbano la quale, a sua volta, è fortemente influenzata da alcune derive artistiche come quella situazionista, della land art, della permormance art e del design interattivo nonché dall’esperienza maturata, per esempio, durante la collaborazione con il gruppo Stalker e Unpacked (Daniele Mancini).

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